Nel 2016, i cittadini di Aosta dovranno lavorare per il fisco per i primi 207 giorni dell’anno

Il livello della pressione fiscale in Italia rimane intollerabile, con 19,4 punti percentuali in più rispetto alla media europea. Il Total tax rate, ovvero l’aliquota fiscale totale nazionale , regionale e comunale, nel 2016 arriverà mediamente al 61%: un incremento che deriva dall’aumento programmato dell’aliquota dell’Ivs (Invalidità-vecchiaia-superstiti), la contribuzione previdenziale della Cassa artigiani e commercianti, solo in parte attenuato dall’elevazione della franchigia Irap a 13mila euro. Inoltre, la maggior parte degli interventi introdotti con Legge di stabilità del 2016 non produrranno effetti sensibili sulle imprese di minore dimensione, se non il beneficio che deriva dal super ammortamento relativamente agli investimenti effettuati in corso d’anno.
Secondo lo studio effettuato per il terzo anno consecutivo dall’Osservatorio CNA sulla tassazione della piccola impresa, Reggio Calabria è la città italiana con la fiscalità più elevata: il Total tax rate tocca il 73,2 per cento. Seconda è Bologna, con il Ttr al 71,9 per cento, terza Roma con il 69,8 per cento, quarta Catania e quinta Firenze. A Reggio Calabria l’imprenditore lavora per il fisco fino al 24 settembre, giorno della liberazione fiscale, il Tax free day; a Bologna fino al 19 settembre, a Roma fino all’11 settembre. Al capo opposto la città meno onerosa è Gorizia con il Ttr al 54,4 per cento e Tax free day il 17 luglio, seguita da Cuneo, Belluno, Sondrio e Udine.

In questa speciale classifica, con una percentuale del Ttr del 56,6%, Aosta si classifica al 112° posto sui 124 Comuni capoluoghi di Provincia e Regione presi in considerazione dallo studio dell’Osservatorio: i cittadini aostani dovranno quindi lavorare per il fisco per i primi 207 giorni dell’anno, cioè fino al 25 luglio.

È possibile migliorare il sistema tributario? Per la CNA nazionale si può e si deve. Tre le direttrici operative una più consistente riduzione della pressione fiscale, il capovolgimento della tendenza a trasferire sulle imprese gli oneri dei controlli, l’uso intelligente della leva fiscale per aumentare la domanda interna.

In che modo? La CNA nazionale ha preparato dieci proposte:
· rendere l’Imu sugli immobili strumentali completamente deducibile dal reddito d’impresa;
· utilizzare le risorse provenienti dalla spending review e dalla lotta all’evasione per ridurre la tassazione sul reddito delle imprese personali e sul lavoro autonomo;
· introdurre una misura premiale che riduca l’imposizione sul reddito incrementale rispetto al reddito “ideale” stimato dagli studi di settore;
· definire il concetto di autonoma organizzazione ai fini del non assoggettamento all’Irap;
· introdurre l’Iri (Imposta sul reddito delle imprese) per consentire alle imprese personali di allineare l’imposizione sui redditi re-investiti in azienda a quella applicata alle società di capitali;
· redistribuire il gettito derivante dalla tassazione sugli immobili adeguando i valori catastali ai valori commerciali;
· trasformare le detrazioni relative a spese per lavori edili in crediti d’imposta cedibili agli intermediari finanziari;
· introdurre il principio di cassa nella determinazione del reddito delle imprese personali in regime di contabilità semplificata;
· eliminare lo split payment e ridurre la ritenuta sui bonifici, relativi a spese per le quali sono riconosciute le detrazioni fiscali, dall’8 perlomeno al 4 per cento, come in precedenza; evitare di spostare sulle imprese gli oneri dei controlli attraverso un uso intelligente della fatturazione elettronica B2B;
· agevolare il passaggio generazionale delle imprese individuali tramite la completa neutralità fiscale delle cessioni d’azienda, al pari di quanto previsto in caso di conferimenti.

Nota – Dati “Comune che vai fisco che trovi”, Osservatorio permanente sulla tassazione delle PMI della CNA Nazionale: il Centro Studi CNA ha misurato e quantificato il peso complessivo del fisco (Total Tax Rate) sulle piccole imprese e sugli artigiani, controllando 124 città italiane, cioè tutti i capoluoghi di Provincia e di Regione. L’Osservatorio ha raccolto i dati fiscali del 2011 – 2012 – 2013 – 2014 – 2015, comparati con le previsioni per il 2016.

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