Dimissioni e risoluzione consensuale: dal 12 marzo operative le nuove modalità

A partire dal 12 marzo, le nuove regole per le modalità di comunicazione delle dimissioni e della risoluzione consensuale del rapporto di lavoro saranno pienamente operative.
Al fine di contrastare il fenomeno delle dimissioni in bianco, il Governo è intervenuto sulla materia: il lavoratore sarà tenuto a comunicare dimissioni, o risoluzione consensuale, mediante un modulo accessibile dal sito del Ministero del Lavoro. Per far ciò, il lavoratore dovrà richiedere, qualora non ne fosse in possesso, il PIN INPS, che gli consentirà di essere riconosciuto dal sistema informatico del Ministero del Lavoro e di accedere al modulo, che verrà poi inoltrato al datore di lavoro e alla DTL.
Come unica strada alternativa, il lavoratore potrà effettuare la procedura tramite patronati, organizzazioni sindacali nonché gli enti bilaterali e le commissioni di certificazione.
Inoltre, il comma 2 dell’art. 26 del D.Lgs. 151/2015 prevede la possibilità per il lavoratore di revocare le dimissioni o la risoluzione consensuale entro i successivi sette giorni.
Oltre a CNA, che ha già espresso la sua valutazione negativa in tutte le sedi istituzionali, anche il presidente di Rete Imprese Italia, Massimo Vivoli, si è espresso formalmente rappresentando la dimensione della problematica direttamente al Ministro del Lavoro Giuliano Poletti.
“Pur comprendendo la finalità che la norma intende perseguire, la nuova procedura introduce un livello di complessità e di rigidità talmente elevato da determinare complicazioni per i lavoratori, nonché difficoltà per i datori di lavoro in termini di incertezza e di aggravio di costi. Il modulo telematico accessibile attraverso il portale del Ministero del Lavoro, infatti, diventerà l’unica modalità per il lavoratore di comunicare le proprie dimissioni con la conseguenza che l’utilizzo di una qualsiasi altra forma, diversa da quella prevista, renderà le stesse inefficaci. Pertanto, nel caso di mancato ricevimento del modulo informatico sul proprio indirizzo PEC e di assenza del lavoratore, il datore di lavoro sarà costretto ad avviare la delicata procedura di licenziamento per assenza ingiustificata, con tutte le conseguenze in termini di contenzioso che ne possono derivare e dovrà altresì sopportare l’ulteriore costo del contributo Aspi”, spiega il presidente di Rete Imprese Italia.
“La nuova procedura pone, inoltre, incertezze anche in merito ad altri aspetti quali, ad esempio, il rapporto tra la decorrenza delle dimissioni ed il periodo di preavviso previsto dal CCNL applicato e le conseguenze connesse ad una eventuale revoca delle dimissioni, con particolare riferimento alla maturazione dei diritti retributivi per il periodo compreso tra le dimissioni e la loro revoca. Questo complesso iter limita di fatto anche la stessa possibilità del lavoratore di comunicare nei tempi voluti le proprie dimissioni, che dovranno come minimo soggiacere ai tempi richiesti per le registrazioni, il rilascio delle credenziali di accesso, che per il PIN lNPS è effettuato in due fasi temporalmente distinte, e l’espletamento delle procedure online”, aggiunge il presidente Vivoli chiedendo al ministro Poletti una revisione della procedura che individui soluzioni più semplici ed ugualmente efficaci per la tutela dei datori di lavoro e degli stessi lavoratori.

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