Torna puntuale, come ogni anno da oltre mille anni, la Fiera di Sant’Orso, il cuore pulsante dell’artigianato valdostano. Il 30 e 31 gennaio 2026 il centro storico di Aosta si trasformerà nuovamente in un immenso laboratorio a cielo aperto dove oltre mille artigiani esporranno il frutto di mesi di lavoro silenzioso e appassionato.
Qui non si vendono souvenir: si incontrano artigiani che lavorano materie vive con una competenza che non si insegna all’università. Sotto le sgorbie, il legno di noce si trasforma in grolle, bastoni da passeggio, culle o figure sacre che sembrano respirare. La pietra ollare, cavata ancora a mano dalle cave di Saint-Marcel e Valtournenche, prende la forma di pentole che dureranno secoli. Il ferro si fa merletto nei cancelli e negli attizzatoi di Donnas, mentre i laboratori di Champorcher e Cogne tessono pizzi al tombolo così fini da sembrare neve appena caduta.
Ogni oggetto porta dentro la storia di chi l’ha creato: le mani nodose di un ottantenne che ha imparato da suo padre, la pazienza di una giovane intagliatrice che ha scelto di restare in valle, l’orgoglio di chi sa che il suo lavoro resiste al tempo meglio di qualsiasi prodotto industriale.
La Fiera non è solo mercato, è atto di resistenza culturale. In un’epoca di plastica e stampa 3D, Sant’Orso ricorda che la bellezza richiede lentezza, errori corretti a mano, notti insonni davanti al tornio. E funziona: ogni anno arrivano oltre 150.000 visitatori, italiani e stranieri, che riempiono alberghi, ristoranti, strade, e si riempiono gli occhi e il cuore di qualcosa che le grandi città non sanno più dare, il contatto diretto con chi crea ancora con le mani e con l’anima.
Due giorni in cui Aosta diventa la capitale mondiale dell’artigianato, due giorni per capire che tradizione non significa passato, ma futuro che ha già trovato la sua strada.